Pubalgia

pubalgia Pubalgia è un termine generico con cui si identificano una serie di affezioni caratterizzate da dolore nella regione addominale, pubica, inguinale fino alla zona dell'interno coscia.

Sono state identificate più di 70 cause di pubalgia e spaziano da patologie tendinee, muscolari, osteo-aricolari fino a patologie di tipo infettivo o tumorale degli organi addominali o genitali.

Nella maggior parte dei casi, però, per pubalgia si intende una sindrome dolorosa che rientra fra lepatologie da sovraccarico funzionale dovuta a microtraumi ripetuti nel tempo, la cosidetta "sindrome retto-adduttoria".

In sostanza la pubalgia è un 'entesopatia delle inserzioni muscolo-tendinee, cioè un'infiammazione nel luogo di inserzione sul pube dei muscoli addominali e adduttori della coscia. Il pube infatti è il centro in cui confluiscono continue tensioni muscolari sia dall'alto (muscoli addominali) che dal basso (muscoli adduttori) le quali si trovano ad agire su uno spazio ristretto, così il pube diventa frequentemente luogo di patologia da sovraccarico.

Quali sono i sintomi?

Il principale sintomo della pubalgia è naturalmente il dolore, che partendo dal pube si dirama verso l'inguine, la zona addominale bassa e la faccia interna della coscia. Il dolore solitamente è evocabile con la palpazione, contrazione e allungamento muscolare dei principali muscoli coinvolti come muscoli retti ed obliqui dell'addome e adduttori.

Si può presentare nelle forme lievi con dolore principalmente al risveglio e all'inizio degli esercizi fisici, tendendo poi a scomparire una volta effettuato il riscaldamento o il movimento, dimostrando la presenza di una leggera infiammazione.

Nelle fasi più gravi della patologia, invece, il dolore è continuo e si acutizza in modo improvviso durante movimenti bruschi (tosse o starnuto) o durante lo svolgimento dell'attività sportiva, tanto da impedirne la continuazione o, addirittura, rendere difficile la semplice deambulazione. In questo caso, soltanto il riposo attenua il dolore.

Come si fa diagnosi di pubalgia?

La diagnosi di pubalgia si basa su una precisa anamnesi (raccolta di dati relativi al paziente) ed esame clinico con palpazione e test di provocazione dei principali muscoli interessati. Solitamente i test muscolari eseguiti prevedono la contrazione e distensione passiva dei muscoli  retti e obliqui dell'addome, i muscoli adduttori della coscia e il muscolo ileopsoas.

Bisogna tener conto che altre patologie possono presentare sintomi simili a quelli della pubalgia ( ernie inguinali, patologie urologiche o ginecologiche) e quindi può essere necessario richiedere ulteriori esami come un'ecografia e una radiografia (RX). Questi esami oltre ad escludere le altre patologie, evidenziano il grado di degenerazione della giunzione tendinea e permettono di capire se la patologia è recente o cronica; infatti la presenza di lesioni significative, come calcificazioni, a livello dell'osso pubico sono il segno di una pubalgia cronica.

Quali sono i fattori che aumentano il rischio di pubalgia?

Il fattore di rischio maggiore è sicuramente l'attività sportiva che si pratica. Infatti la sindrome retto- adduttoria o "Groin Pain Syndrome" in inglese è frequente negli sportivi che eseguono attività che prevedono rapide accelerazioni, cambi di direzione, calci e corsa laterale come calcio, rugby, hockey, scherma e tennis.

In condizioni di normalità funzionale, i muscoli dell'addome e la muscolatura adduttoria, hanno una funzione antagonista ma biomeccanicamente equilibrata; ciò favorisce la stabilità del bacino essenziale non solo durante il cammino ma soprattutto per un corretto svolgimento del gesto sportivo.

Esistono però fattori che predispongono l'atleta all'insorgenza della pubalgia. Tra i fattori intrinseci, i più importanti sono:

-patologia a carico dell'anca o dell'articolazione sacro-iliaca;

-asimmetria degli arti inferiori;

-iperlordosi;

-squilibrio funzionale tra muscoli addominali e muscolatura adduttoria;

-muscoli posteriori della coscia(ischio crurali) accorciati.

Tra i fattori estrinseci ritroviamo invece :

-inadeguatezza dei materiali utilizzati (per esempio nel calcio la scelta sbagliata degli scarpini e dei tacchetti);

-inidoneità del terreno di gioco;

-allenamento non adeguato.

Come trattare la pubalgia?

Il trattamento riabilitativo della pubalgia, in quanto tendinopatia inserzionale si divide essenzialmente in due parti:

-trattamento riabilitativo sitomatico (fase acuta);

-trattamento riabilitativo funzionale (fase subacuta).

L'obiettivo fondamentale della fase acuta è la riduzione della flogosi (infiammazione) e della sintomatologia dolorosa mediante crioterapia, riposo funzionale (anche se non assoluto e mantenuto fino alla regressione della sintomatologi dolorosa),e terapia fisica con:

-Elettro Terapia ( TENS, Ionoforesi, RSQ1)

-Ultrasuono Terapia

-Tecar Terapia ( Modulata, a temperature non elevate)

-Laser Terapia YAG (Alta Potenza > 15 Watt)

-Onde D'urto radiali

Il trattameno riabilitativo in questa fase si associa inoltre a massaggi decontratturanti dei muscoli dolenti e massaggio trasversale profondo a carico della giunzione tendinea.

Può essere necessaria una terapia medica a base di analgesici e anti-infiammatori.

Nella fase subacuta il trattamento fisioterapico ha l'obiettivo di ripristinare e/o aumentare le proprietà di fondo del muscolo colpito dall'affezione e correggere le eventuali problematiche intrinseche o estrinseche del pz. Si attuano così programmi specifici con esercizi di stretching e di rinforzo dei muscoli colpiti dalla tendinopatia (m.adduttori brevi e lunghi e m.retti e obliqui dell'addome).

Per la correzione delle problematiche morfostrutturali intrinseche sarà necessario eliminare e/o correggere vizi posturali, atteggiamenti scorretti, gesti scoordinati e tutti quei fattori predisponenti la comparsa della pubalgia in modo da prevenire le recidive. Questi obiettivi possono essere raggiunti mediante dei programmi di rieducazione posturale, il ripristino di un equilibrio muscolare, l'educazione e l'interiorizzazione del movimento e del gesto sportivo corretto.

É opportuno spesso un'esame baropodometrico, un'esame che valuta in fase statica (stazione eretta) e in fase dinamica (durante il passo) la quantità di carico esercitata su ciascun punto d'appoggio del piede .

Le informazioni fornite da questo esame come la distribuzione del peso sui due piedi, la presenza di punti di maggior carico, il trasferimento del peso corporeo durante le varie fasi del passo, sono fondamentali sia per correggere l'appoggio e quindi la postura scorretta sia , quando è necessario, per la realizzazione di plantari ortopedici personalizzati da usare durante la sola attività sportiva e/o quotidianamente.

Emanuela Pieri
Physiolab Roma
fisioterapista specializzata in Riabilitazione respiratoria