I traumi nei calciatori

La traumatologia sportiva nel calcio

calciatore gambe Il calcio ha in ambito sportivo un grosso impatto in termini di percentuale di infortuni.

In Europa, infatti, oltre il 50% dei traumi sportivi è attribuibile al calcio. Gli infortuni più frequenti nei giocatori riguardano gli arti inferiori (la coscia, il ginocchio, la caviglia, il piede) e la schiena.

Al contrario, per il portiere i traumi più frequenti riguardano l'arto superiore. Gli infortuni possono essere causati da traumi da gioco per aria o per impatto contro il suolo, per scontro fisico, o per movimenti eseguiti con eccessiva sollecitazione.

In età adulta le patologie più frequenti di chi pratica il calcio sono le lesioni muscolari, le tendinopatie inserzionali (pubalgia,tendinopatia rotulea) e le distorsioni al ginocchio e alla caviglia.

Le lesioni muscolari possono essere acute (contrattura, elongazione, distrazione) o da sovraccarico, come i crampi. L'atleta che si procura una contrattura riesce solitamente a terminare la gara senza troppi fastidi. Il dolore compare dopo l'attività o il giorno seguente.

Non c'è una vera e propria lesione muscolare, ma una alterazione del tono come reazione ad uno stimolo troppo intenso e prolungato. Nell'elongazione (stiramento), come nella contrattura, non c'è una lesione vera e propria delle fibre muscolari, ma un'alterazione marcata e localizzata del tono muscolare; in questo caso, all'interno del muscolo si può apprezzare un ben definito "cordone" doloroso.

La distrazione (strappo) è un trauma diretto che determina la lesione delle fibre muscolari. Ci puo' essere rottura parziale dove i sintomi sono dolore locale e modesto alla tensione passiva e alla contrazione attiva del muscolo e disabilità moderata, oppure una rottura completa delle fibre muscolari dove i sintomi sono forte dolore e disabilità .

Gli infortuni più frequenti del ginocchio sono le lesioni meniscali e coinvolgono in particolare il menisco mediale e si presentano con dolore, blocchi articolari, versamento, sensazione di un corpo mobile e di cedimenti.

Frequenti sono, inoltre le fratture osteocondrali (rottura della cartilagine sopra la rotula), le lesione dei legamenti e le tendinopatie.

Questi possono essere dovuti ad eccessive sollecitazioni rotatorie del ginocchio, passaggi bruschi da flessione a posizione eretta, cadute sul ginocchio flesso. I legamenti crociati (anteriore e posteriore) sono determinanti per la stabilità del ginocchio.

La loro lesione può essere dovuta a traumi diretti sul ginocchio con piede fisso al suolo e si manifesta con dolore, instabilita' e versamento. Gli infortuni al piede e alla caviglia comprendono le distorsioni di vari gradi associati o meno a fratture e l'infiammazione del tendine d'Achille o del muscolo tibiale posteriore (tendinopatie).

Questi infortuni possono essere causati da flessioni continue o esagerate della caviglia (es. pallone calciato che viene bloccato dall'avversario). Si manifestano con dolore alla pressione e alla flessione plantare; nelle tendinopatie con dolore dopo l'allenamento.

Il gioco del calcio, inoltre, a causa delle finte, degli scatti, delle scivolate, delle cadute, mette a dura prova la colonna vertebrale, in particolare si può verificare la sindrome della cerniera dorso lombare causata dalle continue rotazioni ed estensioni del tronco. Essa si manifesta con dolore alla parte bassa della schiena, dolore al basso addome e pelvico.

In generale, un calciatore può andare incontro a dolore in tutti i distretti della schiena (lombare,dorsale,cervicale). Più la muscolatura sarà preparata ed allenata in senso completo, senza esclusioni di alcun distretto, maggiore sarà la possibilità di assorbimento e di attenuazioni di urti.

Per prevenire alcuni infortuni, quindi, i calciatori dovranno allenarsi per uno sviluppo muscolare armonico. La riabilitazione ha il compito di far riprendere all'atleta l'attività sportiva il più rapidamente possibile ed in condizioni di sicurezza.

L'obiettivo finale è il ripristino della funzionalità precedente alla lesione. Il principio della precoce ripresa dell'attività agonistica o comunque sportiva non deve però essere anteposto all'ottenimento della completa guarigione e alla prevenzione delle recidive.

Ogni patologia ha dei protocolli diversi. Solitamente, però, in fase acuta i primi provvedimenti sono riassunti nell'acronimo americano RICE (Riposo, Ice (ghiaccio), Elevazione, Compressione). L'immobilizzazione deve essere, per quanto possibile, limitata.

Nei pazienti che non richiedono immobilizzazione, già dopo pochi giorni si può passare ad esercizi di mobilizzazione attiva assistita (con l'aiuto del terapista) con il recupero dell'escursione articolare. Nei soggetti con immobilizzazione possono essere effettuati precocemente esercizi isometrici anche se si porta un tutore.

Successivamente le tappe riabilitative sono il recupero della forza muscolare (esercizi di potenziamento anche con eventuale ausilio di macchine), recupero della condizione aerobica, adattamento della riabilitazione all'allenamento specifico, ritorno graduale all'attività sportiva, ritorno alla competizione.

La riabilitazione serve anche nell'immediato a curare il sintomo del dolore e per questo ci si può avvalere di terapie fisiche come la tecar, il laser, gli ultrasuoni. In alcuni casi come la rottura del legamento crociato anteriore la riabilitazione avviene in seguito all'intervento chirurgico.

La fisioterapia ha, però, un altro ruolo molto importante, spesso sottovalutato, che è quello della prevenzione e "Prevenire è meglio che curare" sopratutto in ambito sportivo.

Elena Raveggi
Physiolab Roma
Fisioterapia e Riabilitazione
Clinica Villa Salaria